Ae n.235, marzo 2021

Come superare il divario territoriale nei servizi per l’infanzia.

In Italia scarsità dell’offerta, costi e condizioni d’accesso ne limitano ancora l’impatto redistributivo. Nuove opportunità si aprono con il Next Generation Eu

Secondo un recente sondaggio di Eurobarometro, per l’88% degli intervistati in Italia -contro il 64% nell’Ue e il 34% in Danimarca- nascere in una famiglia agiata è importante per avere successo nella vita. Il risultato non sorprende se si considera che il rischio di intrappolamento sociale in Italia è particolarmente elevato per chi nasce in famiglie a reddito basso (0,42) a fronte di una mobilità sociale intergenerazionale comparativamente limitata. Il dato nazionale nasconde, tuttavia, una marcata eterogeneità territoriale, con le province nel Nord caratterizzate da minore diseguaglianza e maggiore mobilità, fino a oltre tre volte superiore rispetto a quelle meridionali. Da cosa dipendono tali differenze?
Alcuni studi hanno messo in luce l’importanza del luogo dove si risiede: le specificità del mercato del lavoro locale sono fra i fattori predittivi più rilevanti ma anche il sistema educativo e la qualità dei servizi per la prima infanzia giocano un ruolo cruciale nel plasmare le chance di vita individuali fin dai primi anni della vita. A questo riguardo, va ricordato che in Italia l’accesso ai servizi per la fascia 0-3 anni è tra i meno inclusivi nell’Ue: solo il 18% dei bambini provenienti da famiglie con bassi livelli di reddito ne fruisce contro il 32% in Spagna e il 50% in Svezia e Danimarca. La scarsità dell’offerta, insieme a costi elevati e requisiti d’accesso che privilegiano i nuclei con entrambi i genitori occupati, porta a una sovra-rappresentazione delle famiglie di ceto medio-alto, condizione che ne limita fortemente l’impatto redistributivo e di contrasto alla trasmissione intergenerazionale dello svantaggio. Secondo Istat, i bimbi iscritti al nido figli di genitori laureati in un decennio sono cresciuti dal 37% al 47%, mentre i figli di genitori con al massimo la scuola dell’obbligo sono rimasti stabilmente intorno al 13%. Una seconda caratteristica dell’offerta dei servizi, che incide sui dati richiamati sopra, riguarda l’eterogeneità persistente a livello territoriale. Con una copertura nazionale al 24,7%, la loro disponibilità si dirada sensibilmente spostandosi dal Nord -dove spesso supera il 30%- verso le Regioni meridionali, a partire dalle province abruzzesi fino a quelle calabresi, sotto al 10%. Nonostante questi limiti, solo recentemente
le politiche per la prima infanzia hanno acquisito rilievo e visibilità nel dibattito e nell’agenda politica.

47%

I bambini iscritti al nido figli di genitori laureati sono cresciuti dal 37% al 47% in un decennio mentre i figli di genitori con al massimo la scuola dell’obbligo sono rimasti stabilmente intorno al 13% (Fonte: Istat)

Sui servizi socio-educativi, sebbene l’ampliamento dell’offerta, la definizione di standard qualitativi e la riduzione dei costi per le famiglie, insieme al superamento dei divari territoriali, siano state riconosciute sfide cruciali, le risorse messe in campo finora risultano del tutto insufficienti per tali scopi. Durante
l’ultimo anno, la pandemia ha ulteriormente aggravato la situazione: molte famiglie sono diventate più vulnerabili e la crisi ha messo a dura prova la sostenibilità e la sopravvivenza di servizi socio-educativi in contesti in cui l’offerta era già limitata. La buona notizia è che, come richiamato dall’Alleanza per l’infanzia, le risorse del Next Generation Eu consentirebbero di affrontare per la prima volta in modo strutturale le criticità del modello italiano. Servizi per la prima infanzia di qualità, accessibili e inclusivi, potrebbero tradursi in un investimento sociale divenendo moltiplicatori di opportunità per i più piccoli a partire dai territori in cui sono maggiormente carenti. Il nuovo governo ha di fronte a sé una sfida e
un’opportunità: l’auspicio è che sia pronto a farsene carico.

Questo articolo è stato scritto da Ilaria Madama per la rubrica mensile OCIS all’interno di Altreconomia.

 

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