Ae n.219, ottobre 2019

I diversi mondi eco-sociali in Europa.

I sistemi di protezione sociale devono tenere conto dell’impatto ambientale delle proprie politiche.
Una sensibilità crescente in Ue. Il ruolo dell’Italia

I sistemi di protezione sociale hanno una storia ormai plurisecolare. Fin dalla seconda metà dell’Ottocento, numerosi Paesi europei si sono dotati di politiche pubbliche volte a contenere rischi sociali quali malattia, vecchiaia, disoccupazione e povertà. L’arco temporale che corre dal 1945 al 1975 ha rappresentato la cosiddetta “età dell’oro” degli stati sociali europei; a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, invece, le politiche di contenimento della spesa pubblica hanno ridefinito in senso restrittivo le prestazioni sociali pressoché ovunque. Gli anni Settanta sono anche stati gli anni in cui è emersa una maggiore sensibilità ambientale in seguito alla constatazione crescente dei “limiti della crescita”, come testimoniato dal rapporto di ricerca dal titolo omonimo, pubblicato dal Club di Roma nel 1972.

Fino a tempi molto recenti le politiche ambientali sono state residuali in molti Paesi, maggiormente interessati allo sviluppo (non sempre eco-compatibile, per usare un eufemismo) e alla protezione sociale. Tuttavia, da qualche anno si è diffusa una duplice consapevolezza: lo sviluppo deve essere il più possibile sostenibile (come testimoniato dall’adozione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile da parte delle Nazioni Unite nel 2015) e i sistemi di protezione sociale devono tenere conto dell’impatto ambientale delle proprie politiche. A tal riguardo, una recente sessione del convegno della rete europea ESPAnet (European Social Policy Network Association), tenutosi a Stoccolma dal 5 al 7 settembre 2019, ha cercato di fare il punto sul collegamento tra protezione sociale e protezione ambientale. In una delle relazioni presentate al convegno, è stata disegnata una mappa dei Paesi europei sulla base della propria capacità di raggiungere congiuntamente obiettivi sociali e ambientali.

13.970,04 euro
la spesa pro capite della Svezia nel 2016 per le “politiche eco-sociali”

I Paesi nordici, ancora una volta, eccellono in entrambi gli ambiti: Danimarca, Finlandia, Norvegia e Svezia -insieme ad Estonia e Lussemburgo- sono i Paesi in cui gli obiettivi sociali e ambientali raggiunti sono i più considerevoli. In questi Paesi, disuguaglianza e disoccupazione presentano valori comparativamente bassi, mentre lo stato di salute dell’ambiente e la vitalità ecosistemica si attestano su valori relativamente elevati. Non a caso, questi sono Paesi caratterizzati da un’alta spesa per la protezione sociale e una spesa medio-alta per l’ambiente. Altri Paesi -tra cui l’Italia, la Grecia e la Spagna- presentano risultati apprezzabili (sempre in termini comparativi) in tema di ambiente, mentre sono in ritardo sul fronte degli obiettivi sociali. Infine, Paesi come la Germania, il Regno Unito e i Paesi Bassi presentano bassa disuguaglianza e bassa disoccupazione, mentre lo stato di salute dell’ambiente non brilla.
Tali risultati mostrano come -aldilà dei risultati già apprezzabili raggiunti nei Paesi nordici- tutti i Paesi europei sono chiamati a migliorare sotto il profilo della protezione sociale o ambientale. Il successo nordico, però, ci insegna come l’integrazione delle politiche sociali e ambientali sia di grande rilevanza per la creazione di sistemi eco-sociali efficaci. Non solo lo sviluppo deve essere sostenibile, ma anche i sistemi sociali devono essere sostenibili: devono, cioè, tenere vieppiù in considerazione gli effetti ambientali delle politiche sociali, incentivando prestazioni che siano in linea eco-sociali.

Questo articolo è stato scritto da Paolo Graziano e da Matteo Jessoula per la rubrica mensile OCIS all’interno di Altreconomia.

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