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NOTA n.5 – Giugno 2020 – Di Francesca Forno, Università di Trento e OCIS, e Paolo Graziano, Università di Padova e OCIS

Nel 2018 l’Osservatorio per Coesione e l’Inclusione Sociale ha avviato un’indagine biennale sul consumo responsabile in Italia. Tra il 3 e il 7 Febbraio 2020 la SWG ha effettuato un sondaggio su un campione di 1200 cittadini italiani maggiorenni con quote proporzionali alla distribuzione della popolazione per genere, classi d’età e zona di residenza.  Nel corso delle prossime settimane si analizzeranno in dettaglio i risultati, ma già da una prima lettura dei dati emergono alcuni spunti di riflessione interessanti che andremo ad illustrare nella presente Nota. Si tratta dell’ultima “fotografia” del consumo responsabile in Italia prima dell’esplosione dell’emergenza sanitaria connessa alla diffusione di COVID-19.

I risultati preliminari suggeriscono che il consumo responsabile, in Italia, si consolida (Figura 1): se infatti la quota di persone intervistate che adottano scelte di consumo responsabile passa dal 63,4% del 2018 al 62,3% del 2020, la tendenza dell’ultimo ventennio è chiara con un incremento del +219% rispetto al dato contenuto nel rapporto Iref [1] del 2002.

Osservando più da vicino i risultati relativi alle varie forme di consumo responsabile emergono alcuni elementi meritevoli di approfondimento. In primo luogo, si segnala una contrazione delle persone che sostengono il circuito del commercio equo e solidale (COMES): se nel 2018 il 37,3% del campione aveva acquistato presso un punto vendita del COMES nei dodici mesi precedenti all’indagine, nel 2020 la percentuale si riduce al 33,8%. In crescita, invece, la percentuale di chi fa viaggi responsabili – dal 7,5% del 2018 al 9,4% del 2020 – e di chi fa la spesa tramite un gruppo di acquisto solidale (GAS): dal 10% del 2018 al 12,3% del 2020 – circa 800.000 persone in più. Rimane infine pressoché invariato il numero di persone che adottano scelte di consumo ispirate al principio della sobrietà – 51,8% nel 2020 rispetto al 51,7% – confermando una mutazione significativa dei comportamenti di acquisto rispetto al 2002 (10,5%).

Figura 1. Percentuale di persone che adottano scelte di consumo responsabile, 2002-2020.

 

Fonte: Sondaggio OCIS-SWG, 7 febbraio 2020; sondaggio OCIS-SWG, 9 febbraio 2018; Iref, Ottavo rapporto sull’associazionismo italiano, 2002

Un altro dato di grande interesse riguarda la conoscenza delle varie forme di consumo responsabile: la percentuale di chi non conosce il consumo critico scende dal 54% nel 2018 al 42,4% del 2020, mentre la percentuale di chi ignora il commercio equo e solidale scende dal 36,8% al 33,9% (Tabella 1). Anche le scelte di consumo ispirate alla sobrietà, il turismo responsabile e i gruppi di acquisto solidale sono sempre più conosciute. A tal riguardo, di particolare rilievo è la contrazione della percentuale di persone che dichiarano di non conoscere i gruppi di acquisto solidale, dal 60,4% del 2018 al 47,5% del 2020. Ciò conferma l’accresciuta visibilità dei GAS su tutto il territorio nazionale.

Tabella 1. Percentuale di persone che adottano scelte di consumo responsabile, 2002-2020.

 Consumo criticoCOMESSobrietàTurismo responsabileSpesa tramite GAS
Non conosco201854,036,829,757,960,4
202042,433,923,448,147,5
Non mi interessa201815,725,918,734,629,0
 202025,632,324,842,540,2
Sì, mi interessa201830,337,351,67,510,6
 202032,033,851,89,412,3

Fonte: Sondaggio OCIS-SWG, 7 febbraio 2020; sondaggio OCIS-SWG, 9 febbraio 2018; Iref, Ottavo rapporto sull’associazionismo italiano, 2002

Se le pratiche del consumo responsabile sono diventate più note, complice forse l’aumento dell’attenzione mediatica in parte collegabile a ciò che potremmo definire “effetto Greta” e alle numerose iniziative connesse all’Agenda 2030 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite[2], cresce tuttavia anche la quota di chi, pur conoscendo, non si dimostra interessato: mentre nel 2018 solo per il turismo responsabile e la spesa tramite GAS, la percentuale di persone non interessate è vicina o superiore al 30%, nel 2020 la percentuale aumenta per tutte le forme di consumo responsabile, arrivando a toccare punte del 42,5% per il turismo responsabile e il 40,2% per la spesa tramite GAS, rimanendo comunque vicino o superiore al 25% per le altre forme (consumo critico, commercio equo e solidale e sobrietà). Tali cifre sembrano evidenziare un processo di  polarizzazione tra cittadini-consumatori “responsabili” (intorno al 60% della popolazione, complessivamente) e cittadini-consumatori “indifferenti” che, pur essendo informati, dichiarano in modo crescente di non essere interessati a pratiche di consumo sostenibile.

Infine, se il consumo responsabile registra una lieve contrazione in termini assoluti, cresce tuttavia la percentuale di chi adopera tutta la gamma di pratiche identificate nel questionario (Figura 2): se nel 2002 ben il 71% dei rispondenti “responsabili” adotta una sola forma di consumo responsabile, nel 2020 la percentuale scende al 36,8%, mentre nel 2020 il 36,5% adotta tre o più forme di consumo responsabile (nel 2018 quest’ultimo valore è pari al 34,5%). Si consolida, quindi, quella componente della popolazione che pratica il consumo responsabile come un vero e proprio stile di vita, soprattutto rispetto al 2002 quando il totale di chi adotta tre o più forme di consumo si ferma al 5%.

Figura 2. Percentuale di consumatori responsabili per numero di forme di consumo responsabile, 2002-2020.

Fonte: Sondaggio OCIS-SWG, 7 febbraio 2020; sondaggio OCIS-SWG, 9 febbraio 2018; Iref, Ottavo rapporto sull’associazionismo italiano, 2002

Nel corso delle prossime settimane i risultati del questionario verranno analizzati più in dettaglio, ma i primi dati presentati in questa sede consentono di svolgere alcune considerazioni generali. In primo luogo, il consumo responsabile mostra chiari segni di consolidamento: non è più possibile leggere i risultati del 2018 come un’eccezione. La tendenza è chiara: nell’ultimo triennio degli anni dieci del duemila, circa due terzi della popolazione italiana segue pratiche di consumo responsabile, più del doppio rispetto al 2002. Inoltre, aumenta l’intensità del consumo responsabile, diventando uno stile di vita: sono infatti sempre più numerose le persone che adottano forme plurime di tali pratiche di acquisto. D’altra, sembra anche emergere una sorta di polarizzazione nelle pratiche di consumo giacché – unitamente alla crescita dei consumatori “responsabili” – aumenta anche la quota di consumatori “indifferenti”.

[1] Istituto di Ricerche Educative e Formative, https://irefricerche.acli.it/.

[2] https://unric.org/it/agenda-2030/ (ultimo accesso 2/6/2020).

Per saperne di più:

Francesca Forno e Paolo Graziano, Il consumo responsabile in Italia. Rapporto 2018, Quaderno della Coesione Sociale/Social Cohesion Paper No. 3, Osservatorio per la Coesione e l’Inclusione Sociale, Reggio Emilia.

Francesca Forno e Paolo Graziano, Il consumo critico, Bologna, Il Mulino, 2016.

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