Guardando a indicatori come ambiente, sviluppo, cultura, inclusione sociale e fiducia, non emerge più la frattura Nord-Sud, ma un quadro sfaccettato.

 

Mappare la coesione sociale è un esercizio che sta appassionando diversi studiosi. Finora, però, gli esercizi misuratori sono stati limitati a casi nazionali, mentre il livello regionale è stato poco considerato. In occasione della seconda edizione delle Giornate della coesione sociale (Social Cohesion Days, Reggio Emilia, 26-28 Maggio 2016) sono stati presentati i risultati della prima ricerca sul tema: attraverso l’applicazione di strumenti statistici innovativi a una ampia gamma di indicatori relativi alla coesione sociale (relazioni sociali, sviluppo economico, parità di genere, cultura, inclusione sociale e non discriminazione, ambiente, fiducia), l’analisi ha portato ad una graduatoria complessiva. In cima alla classifica c’è l’Emilia-Romagna, e sono state identificate cinque Italie (la tabella è su www.altreconomia.it/5italie).

I risultati, infatti, evidenziano come nel caso della coesione sociale non sia più sufficiente parlare di dualismo Nord-Sud: la “mappa” è molto più articolata. Infatti, alcune regioni settentrionali (come ad esempio la Valle d’Aosta, che occupa la dodicesima posizione complessiva) non si trovano nella parte alta della graduatoria, come saremmo portati ad immaginare con una semplice suddivisione dualistica. In secondo luogo, se osserviamo i risultati relativi ai singoli indicatori, emergono delle differenze di un certo interesse: ad esempio, il Lazio si classifica al primo posto in tema di cultura, mentre la Liguria non brilla particolarmente in tema di sviluppo economico o inclusione sociale, pur posizionandosi decisamente meglio negli ambiti della fiducia e della cultura. Anche l’indicatore relativo all’ambiente è caratterizzato da andamenti diversificati: le regioni meno “coese” sono Lombardia e Veneto, le più coese Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige. Guardando a questo ambito di analisi, le regioni italiane non sono distribuite secondo la dimensione Nord-Sud, e si evidenzia una linea di frattura anche all’interno delle regioni settentrionali. Infine, anche l’indicatore relativo alla fiducia esprime valori classificabili in maniera differente rispetto alla tipica frattura Nord-Sud, in un contesto nazionale -lo ricordiamo- in cui il livello di fiducia è piuttosto basso in prospettiva comparata. È interessante notare come le due regioni con i valori più positivi siano Toscana e Campania, che generalmente si collocano in posizioni opposte in altri tipi di classifiche (in termini complessivi, la prima è seconda assoluta, la seconda sedicesima). Inoltre, il valore maggiore è espresso da una regione del Sud (Campania), ed è l’unico indicatore in cui ciò accade.

La mappatura risponde a una prima esigenza conoscitiva volta a distinguere la coesione sociale dal capitale sociale–concetto che ha già conosciuto un’ampia fortuna in sede scientifica. Risponde inoltre alla necessità più pratica di misurare l’andamento nel tempo della coesione sociale, al fine di stimare l’impatto delle politiche pubbliche, regionali o nazionali che siano. Se diffusa e ripetuta nel tempo, questa mappatura potrebbe fornire indicazioni puntuali su come rafforzare la coesione sociale, costituendo uno strumento prezioso per operatori, decisori politici e esponenti della società civile. E imparando reciprocamente, anche le regioni potranno migliorare in modo significativo, trasformando le cinque Italie in un’unica Italia coesa. Bisogna provarci.

 

Questo articolo è stato scritto da Giulia Venturini e Paolo Graziano per la rubrica mensile OCIS all’interno di Altreconomia.

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